Sul 25 aprile

lunedì 27 aprile 2009




Non ho festeggiato il 25 aprile.
Siamo seri, ragazzi. Non c'è niente da festeggiare. Mentre tutti si affannano a cogliere rinnovamenti (a destra) e distensioni (a PD, che non è sinistra) siamo governati da un signore che, solo oggi per la prima volta in 20 anni di carriera politica si è deciso a rispettare l'onore e la memoria di migliaia di persone cadute per liberare l'Italia dalla disgrazia fascista. E oggi, che lo ha fatto, parla di vitalizi ai repubblichini, a gente che appoggiava il fascismo nonostante l'Italia fosse un paese maceria, un paese abbandonato come una barca in mezzo al mare.

Quest'uomo che si permette di offendere la memoria dei nostri padri, dei nostri nonni, di molti dei nostri bisnonni caduti dall'Africa alla Russia per le sgangherate guerre fasciste non è stato eletto democraticamente. La legge dice che lui non può detenere tre TV e controllarne altre tre, esercitando un regime sulle fonti informative principali del paese. Egli non può calunniare e diffamare, e sterminare culturalmente, una parte politica che ormai viene additata come causa di tutti i mali del paese nonostante non abbia mai governato: i comunisti. I comunisti sono spariti. Anche i comunisti veri, adesso si fanno chiamare "forze riformiste", oppure "sinistra antagonista".

Molti dei veri comunisti non sanno di esserlo e si definiscono "apolitici e apartitici". Berlusconi ha distrutto una terminologia e ne ha imposta una tutta sua, in cui anche Mastella è "la sinistra", se non fa quello che dice il padrone. Mentre appartiene alla "tradizione di centro" se porta voti in casa PDL. Signori, è la comunicazione. Sono le parole, sono la nostra interfaccia con cui controlliamo consciamente o meno tutto quello che ci circonda. Se ci cambiano le parole è finita: è come guidare una macchina fuori controllo. Ecco cosa sta succedendo all'Italia: sul calendario c'è scritto "Anniversario della Liberazione", invece la realtà è l'esatto opposto.

Cito testualmente dal manuale "Diritto Costituzionale", casa editrice Simone:

A seguito delle elezioni del 1919 [...] le squadre fasciste [...] la sera del 27 ottobre 1922 si accamparono minacciose alle porte di Roma.
Benito Mussolini [...] ottenne la fiducia in un clima di grave intimidazione [...] creando la Milizia fascista [...] introduzione della Legge Acerbo che assicurava al regime in carica un premio di maggioranza. [...] in Italia si potè votare per un solo partito.

Sui manuali, i nostri figli leggeranno:

A seguito delle leggi Craxi sull'informazione, l'imprenditore Silvio Berlusconi divenne proprietario di un impero in grado di manipolare, usando le armi dell'intrattenimento e della propaganda, la maggior parte dei cittadini italiani. Le opposizioni, invece di agire in osservanza dei principi democratici, lasciarono questo stato di cose intatto, senza alcuna legge che impedisse il perpetrarsi di tale ingiustizia. Silvio Berlusconi ottenne la fiducia in un clima di totale ignoranza e disinformazione.
Impose il proprio modo di pensare e agire anche con istituzioni paramilitari come le ronde padane e i neofascisti. Mantenne il proprio potere con la legge elettorale Calderoli-porcata, che assicurava al regime in carica un premio di maggioranza e la facoltà di nominare a tavolino i deputati e i senatori. In Italia si cominciò a votare per due soli partiti PD e PDL, che rappresentavano la medesima espressione politica.

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